Energia Reattiva: cos'è e quanto ci costa
Vito Palladino • 22 aprile 2020
Molti imprenditori si cimentano, di tanto in tanto, nella lettura della fattura di energia elettrica della propria azienda.
D’altronde, tenere i costi sotto controllo è una delle attività più importanti di ogni imprenditore, per questo motivo imparare a leggere la bolletta dell’energia è di estrema importanza.
Solo capendo cosa c’è al suo interno si può capire come poter risparmiare.
Certo, non è un compito facile, molte volte anche professionisti hanno qualche difficoltà, figuriamoci quindi chi non la fa di mestiere. Infatti, mi capita spesso di essere contattato da persone che mi chiedono come mai, nella bolletta che hanno ricevuto questo mese, è presente la voce “Energia Reattiva”
che pesa sull’importo totale degli “Oneri di Sistema e Trasporto” e che nei mesi precedenti non era presente.
Se anche a te è capitato di trovare questa voce all’interno della tua bolletta e ti stai ancora chiedendo che cosa sia, allora continua a leggere perché vedremo di fare massima chiarezza su questo argomento.
Energia Attiva vs. Energia Reattiva
Se prendi in mano la tua bolletta potrai notare che, nella parte relativa ai consumi, puoi trovare due voci distinte: Energia Attiva ed Energia Reattiva.
L’energia attiva è semplicemente l’energia elettrica che viene prelevata e consumata dal tuo impianto.
Quindi, quando parliamo di consumo di energia elettrica in bolletta si fa sempre riferimento all’Energia Attiva e viene quantificata in kWh (kilowattora).
L’energia reattiva, invece, è l’energia che viene assorbita dai macchinari elettrici ma che non viene effettivamente impegnata in lavoro, cioè in calore, forza o movimento (dipende dal lavoro a cui è dedicato il macchinario). Senza scendere in dettagli troppo tecnici che risulterebbero complessi e noiosi, possiamo immaginare l’energia reattiva che scorre avanti e indietro tra il macchinario ed il generatore ma senza essere mai realmente consumata.
Quindi il tuo impianto la assorbe dalla rete elettrica (passando per il contatore), ma poi questa energia continua a circolare all’interno dell’impianto senza essere effettivamente utilizzata.
L’energia reattiva quindi può essere presente in bolletta come no e la sua unità di misura non è il kWh come per l’energia attiva, ma è il kvarh. Il var in elettrotecnica rappresenta il voltampere reattivo, ossia l’unità di misura della potenza reattiva.
Perché si paga l’energia reattiva in bolletta?
Ora che abbiamo ben chiaro che cos’è l’energia reattiva, la domanda può sorgere spontanea:
“Se l’energia reattiva è l’energia che non viene effettivamente consumata, perché la devo pagare in bolletta?”
La domanda è lecita, ma la risposta è scontata:
anche se questa energia effettivamente non la consumi, viene comunque trasportata sulla rete elettrica nazionale producendo delle perdite sulle linee di distribuzione. Quindi, più alta è l’energia reattiva del tuo impianto e più il costo del trasporto dell’energia elettrica è maggiore.
Un impianto che assorbe molta più energia di quella necessaria, energia che in gran parte non viene nemmeno utilizzata, genera inevitabilmente un danno economico indesiderato dal distributore. Motivo per cui viene poi caricato al cliente sotto forma di penale.
Quanto costa l’Energia Reattiva in Bolletta?
L’Autorità aggiorna regolarmente i corrispettivi che si pagano per l’energia reattiva. La tariffa delle penali varia in base alla percentuale di energia reattiva rispetto all’energia attiva, rilevata in ciascuna fascia oraria
(F1, F2, F3)
Inoltre, le penali per l’energia reattiva vengono addebitate solamente agli utenti con potenza superiore a 16,5 kW (utenze con contatore trifase).
A tutti gli altri invece non viene applicata nessuna penale.
i corrispettivi sono i seguenti:
0.00744 €/Kvarh alimentati in BT con energia reattiva superiore al 33% dell’energia attiva (sia F1 che F2);
0.0096 €/Kvarh alimentati in BT con energia reattiva superiore al 75% dell’energia attiva (sia F1 che F2);
0.0025 €/Kvarh alimentati in MT con energia reattiva superiore al 33% dell’energia attiva (sia F1 che F2);
0.00328 €/Kvarh alimentati in MT con energia reattiva superiore al 75% dell’energia attiva (sia F1 che F2).
Come riconoscerla in Bolletta.
Dal momento che avere energia reattiva è del tutto normale e dal momento che va in penale solo se supera determinate percentuali, è utile capire a colpo d’occhio se all’interno della bolletta è presente la penale oppure no, senza consultare necessariamente i dettagli e andare a consultare le decine di voci che sono presenti.
Dal punto di vista tecnico, lo sfasamento è indicato con il fattore di potenza, anche chiamato cos φ. In condizioni ottimali il fattore dovrebbe tendere a uno, che corrisponde al valore massimo rilevato quando corrente e tensione risultano in fase.
In bolletta infatti, vicino alla tabella dei consumi, viene riportato il fattore di potenza. Se il valore è compreso tra 0,95 e 1 significa che l’impianto è in fase e non stai pagando penali, se è inferiore a 0,95 o superiore a 1,0 allora sei in penale.
Cause e Soluzioni
L’energia reattiva è legata allo sfasamento tra la tensione e la corrente elettrica che, in linea teorica, dovrebbe essere minimo (quasi inesistente). Tuttavia, questa energia reattiva è necessaria per il funzionamento dell’intero impianto e dei vari macchinari che lo compongono, motivo per cui non potrà mai essere eliminata del tutto. Non la si può eliminare, ma la si può limitare con un piccolo accorgimento, cioè con il rifasamento dell’impianto.
Il rifasamento può essere fatto o da un tecnico elettricista in grado di fare il lavoro o con l’installazione di un “Rifasatore”.
Questo metodo consiste nel collegare dei condensatori di rifasamento in parallelo ai carichi. I condensatori funzionano come generatori di potenza reattiva e forniscono l’energia reattiva necessaria che così non viene prelevata dalla rete elettrica. In questo modo si riduce l’intensità di corrente circolante e lo sfasamento tra tensione e corrente.
Con un impianto correttamente rifasato pagherai in bolletta solo l’energia che effettivamente utilizzi.
Il rifasamento inoltre comporta anche molti altri benefici:
diminuzione delle perdite di energia per riscaldamento dei cavi,
maggiore potenzialità dell’impianto,
minore riscaldamento del trasformatore.
Spero di esserti stato d’aiuto e di essere riuscito a spiegare questo argomento spinoso in modo limpido e semplice.
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